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Palazzo Pellizzari L’antico Palazzo Pellizzari, sito dell’omonima via che fiancheggia la piazza del Duomo, è proprietà dell’Opera Pia Pellizzari, nata per iniziativa di Don Massimo Cordara Pellizzari nel 1834; oggi è la sede principale del Comune di Valenza che vi ospita, oltre a diversi uffici e servizi, l’ufficio del sindaco e il salone consiliare. L’edificazione della struttura, la cui importanza è ben nota agli abitanti della città, è attribuita ad Carlo Andrea Pellizzari e risale alla fine del Settecento.

L’edificio presenta una facciata dalle linee semplici ed emogenee, a tratti interrotte da elementi decorativi più complessi, con finestre a timpano triangolare e curvilineo in stile neoclassico. Nella facciata interna del cortile un telamone, molto popolare nella città, sorregge il balcone.

L’entrata del palazzo è imponente e vi si accede attraverso un monumentale atrio con volte a vela e colonne di ordine dorico che immette nel cortile principale; grandioso il doppio scalone in pietra che porta al primo piano; alla fine della prima rampa è possibile ammirare il busto marmoreo di Massimo Cordara Pellizzari, cui, in tempi successivi alla realizzazione della scultura (opera di Luigi Melchiorre), è stata dedicata un’epigrafe, che ne sottolinea l’opera benemerita. Lo scalone del Palazzo “ospita”, a perenne memoria del sacrificio dei concittadini caduti per la libertà durante la Resistenza, una significativa lapide, commissionata nel 1957, su delibera comunale, al grande scultore Giacomo Manzù, che ha rinunciato a qualunque compenso di carattere personale.

L’epigrafe riporta un testo poetico di Salvatore Quasimodo. Al piano terreno sono di particolare interesse le sovrapporte e i sovrausciali, dipinti a olio dal Vacca, con rappresentazioni di diversa tipologia, ospitati nelle varie camere. Al piano nobile si accende attraverso il vasto salone, oggi sala del Consiglio Comunale, il cui prestigioso apparato decorativo ne fa l’ambiente più rappresentativo dell’intera struttura. Gli affreschi sono opera di Luigi Vacca e datati 1810; sulla volta è rappresentata l’Apoteosi di Enea e alle pareti due grandi riquadri raffigurano Enea in fuga da Troia ed Enea che uccide Turno.

Più problematica è, invece, l’attribuzione delle figurazioni a stucco con coppie di putti, allegorie delle quattro stagioni in funzione di sovrapporte, delle fasce verticali con motivi mitologici, dei telamoni e delle cariatidi sulla volta, degli strumenti musicali, allegorie delle arti e delle scienze. Anche qui sono presenti numerose sovrapporte, più segnatamente decorative con motivi diversi, di altro autore, molto probabilmente attribuibili al padre di Luigi Vacca, Angelo Vacca, noto dalle fonti proprio come autore di paracamini, sovrapporte etc. Nelle stanze e nei saloni, ora adibiti a uffici, gli affreschi sono opera di Giacomo Babba e Pietro Perosi; Napoleone I vi è stato ripetutamente ospitato e ne è a perenne ricordo un busto collocato nel salone del Consiglio.

Nell’ufficio del Sindaco è esposta la riproduzione fotografica di un quadro che rappresenta l’assedio di Valenza da parte degli eserciti congiunti di Francia, Parma e Savoia, orientati a porre fine alla dominazione spagnola sul territorio, un tempo attribuito a Juan De La Corte. Recenti studi dello storico Dabene hanno dimostrato che si tratta, invece, di una produzione di un pittore fiammingo.





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