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La chiesa della S.S. Annunziata, conosciuta come chiesa di San Rocco, in riferimento all’omonima Confraternita istituita sotto la protezione del Santo, è senza dubbio l’edificio sacro più artistico ed elegante della città. La fondazione della chiesa e la ricostruzione del convento, dopo le distruzioni e i bombardamenti subiti durante l’assedio del 1696, si devono, nel 1699, all’iniziativa delle suore del monastero delle agostiniane, fondato da pie donne nubili che vivevano insieme condividendo il culto di Maria Annunziata.

Il corpo architettonico dell’edificio ha pianta centrale con transetto appena segnato dalle due opposte cavità nelle quali trovano posto, a destra e a sinistra di chi entra, due altari in stucco di semplice fattura, analoga a quella della costruzione coeva dell’intera struttura.

La facciata della chiesa è in stile barocco, con mattoni a vista e delicate modanature; la pianta, a croce greca, presenta quattro bracci uguali. Su un’ampia cantoria, sopra la porta di ingresso, è collocato l’organo settecentesco, racchiuso in una cassa di legno addossata alla parete.
Una volta a cupola si innalza per diciotto metri al centro dell’edificio nel quale risalta l’altare maggiore in marmo, dedicato alla Vergine Annunziata che è rappresentata in un quadro di ottima fattura.

Ai suoi lati appaiono due finestrelle munite d’inferriata: erano destinate a consentire la partecipazione, silenziosa e non visibile, delle suore di clausura al rito religioso della santa messa.

Dietro l’altare, un grande e ben conservato coro rettangolare cui si accede attraverso un passaggio laterale che introduce anche alla sagrestia della chiesa. I due altari laterali, a destra e a sinistra di chi entra, sono rispettivamente dedicati a San Giuseppe, con la statua di San Rocco, e a San Camillo, con la statua del contitolare San Sebastiano. Il campanile, in puro stile barocco, si erge per venticinque metri sulla destra della facciata. Al suo interno, una scalinata a spirale di gradini in pietra, direttamente infissi nel muro e di notevole effetto scenografico, consente l’accesso alla cella campanaria.

Mediante un’apertura a griglia, posta nel corridoio a fianco del coro, si può accedere alla cripta, con la cappelletta della madonna di Lourdes e la sacrestia, che serviva da sepolcreto alle suore di clausura.

Le cellette sono oggi quasi tutte aperte e ancora presentano una piccola parte dei poveri resti, quasi interamente svaniti a contatto con l’aria: poche ossa, dei teschi, resti del velo monacale e delle coroncine del rosario che veniva posto nelle mani del cadavere, pezzi del bastoncino di legno che veniva posto sotto il mento. Le monache venivano sepolte sedute su di uno scalino all’interno di ogni celletta e sorrette, appunto, dal bastoncino di legno. In segno di umiltà e in ossequio alle regole dell’ordine, le tombe non portano nomi, ma solo iniziali precedute dalla lettera “S”, ossia “Suor”; non vi sono date di nascita, ma solo la data della morte, accesso all’eternità e, dunque, all’autentica “natività”; non appaiono nemmeno segni esteriori di fede, banditi dalle severe regole dell’ordine.

Le tombe sono tutte del diciottesimo secolo. All’interno della chiesa sono di particolare interesse e pregio alcune tele secentesche, in particolare quella raffigurante il compatrono San Sebastiano, quella di San Carlo Borromeo e un’ultima, gravemente danneggiata, che rappresenta San Carlo e Sant’Agostino. Il patrimonio di arredi sacri è notevole; parte di essi proviene dalla soppressa Congregazione dei Camillini cui erano stati ceduti dal Municipio, già rilevatario della chiesa e del convento. Durante l’età napoleonica, infatti, il convento venne soppresso e i locali dati in uso al Comune, mentre la chiesa, ancora in buone condizioni di conservazione, fu data in concessione alla Confraternita di San Rocco.

Nel 1835 monastero e chiesa vennero affidati ai padri Crociferi di San Camillo de Lellis, che ne hanno mantenuto il controllo fino al 1866. L’opera di restauro dell’edificio è iniziativa della Confraternita nel 1979 dopo la vendita di alcuni lasciti, ad essa si devono il restauro degli affreschi, la sostituzione dei telai delle finestre, oggi in ferro, il rifacimento degli intonachi delle cupole, delle pareti e del coro, l’adeguamento dell’impianto elettrico alle norme di sicurezza e dei sistemi antiintrusione per preservare dalle ruberie il patrimonio inestimabile. In tempi più recenti sono stati restaurati gli esterni della cupola, del campanile e della facciata con la ripulita del bellissimo portale d’ingresso.

Dal 1988 la chiesa della S.S. Annunziata è stata dichiarata sede spirituale del Corpo dei Vigili Urbani, poiché in essa se ne onora il patrono, San Sebastiano, la cui statua è stata scolpita e benedetta in occasione del 120° anniversario di fondazione del Corpo, la cui ricorrenza si celebra, ogni anno, il 20 Gennaio.





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